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La passivazione dell’acciaio

Mag 7, 2016

I materiali fanno la differenza, e chi è esperto e pratico del settore sa riconoscere a primo acchito un composto oggettivamente valido da uno qualitativamente scadente. Abbiamo già ampiamente discusso sugli acciai inossidabili, o inox, sottolineando come  le loro caratteristiche ci permettono di  realizzare qualsiasi tipo di progettazione e di procedere al passo con i tempi.

In realtà le sottili sfumature che differenziano i diversi tipi di acciaio non sempre possono essere apprezzate da occhi inesperti, per tale motivo siamo pronti a fronteggiare qualsiasi vostro dubbio o perplessità.

Citando un po’ di storia, la scoperta dell’acciaio inossidabile è legata a Harry Brearly di Sheffield, stiamo parlando del 1913. Questo signore inglese,  sperimentando acciai per canne di armi da fuoco, scoprì che uno dei suoi lavori in acciaio composto dal  13-14% di cromo,  con un tenore di carbonio relativamente alto (0,25%), non arrugginiva quando era esposto all’atmosfera.

Come si spiega tutto ciò?

Basti considerare che il fenomeno è direttamente legato alla passivazione del cromo, che forma sul pezzo metallico uno strato ossidato, che posto direttamente a contatto con l’aria ne impedisce una successiva ossidazione. Quando parliamo di passivazione ci riferiamo ad un fenomeno chimico, utile per ottenere una protezione superficiale, ed isolando la struttura dal contatto con eventuali reagenti come l’ossigeno atmosferico.

Affinchè venga a verificarsi questo processo  è necessario che il mezzo ossidante sia in concentrazione superiore ad un valore limite.

La possibilità di isolare i nostri metalli e di renderli immuni agli attacchi esterni non è semplice teoria, ma una realtà necessaria  e sufficiente a fornirvi le garanzie opportune per fidarvi di mani esperte.